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Biologico
LAVORAZIONI BIOLOGICHE DEI VIGNETI 
 
Per Fongoli biologico significa agricoltura sostenibile.
 
La sostenibilità è l'equivalenza tra cosa e quanto produce e cosa e quanto consuma.
 
Attraverso l'utilizzo esclusivo di prodotti naturali e cioè non di prodotti di sintesi si riesce a minimizzare l'impatto ambientale e a bilanciare nel lungo periodo le necessità dell'agricoltura  di vigneto e uliveto e quelle della natura.
 
Il vigneto sostenibile è più longevo, meno esigente e capace di massime capacità produttive di qualità e tipicità, grazie ad una radicazione profonda e maturazione più lunga ed una maggiore e naturale resistenza alle malattie.
 
La ricerca di una viticoltura in simbiosi con l'ambiente corrisponde alla massima espressione del territorio in quanto con questo metodo le uve corrispondono alle potenzialità dell'ambiente nel quale il vigneto è inserito, mediante un lavoro che produce effetti cumulativi apportati anno dopo anno. Queste lavorazioni interagiscono quindi tra suolo e territorio e personalità dell'imprenditore come elementi unici e irripetibili altrove.
 
Questo sistema si oppone ai grandi interventi di sbancamento e agli accorpamenti di superfici per ottenere grandi estensioni di vigneti gestibili meccanicamente mediante grandi macchine.
 
Si differenzia così il bio di nome (commerciale) con il bio migliore di fatto a fronte però di una riduzione della produzione ottenuta tramite riduzione della vigoria (processo vegetativo più corto) e non tramite diradamento (vendemmia verde) e con una maggiore incidenza delle annate.
 
Al fine di ottenere la massima espressione del territorio adottiamo lavorazioni del terreno minime, inerbimento del terreno con varietà naturali al fine di aumentare la bio-diversità, (ottenuta anche tramite la presenza di alberi all'interno e intorno ai vigneti e con ampie zone selvatiche) sovesci, quindi vigore moderato della vegetazione delle colture e concimazioni tramite stallatico al posto dei concimi chimici. Si ottiene così una grande differenziazione tra la vigna-giardino da fotografia con i prati seminati e i vigneti naturali ai confini del terreno incolto (solo visivamente ad occhi inesperti) delle vigne naturali, che cambiano fisionomia e colori con le stagioni.
 
Solo in zone altamente vocate è possibile attuare questo metodo di produzione (nei vigneti di pianura o nelle zone non vocate è impossibile produrre biologico naturale) dove il clima determina la qualità ottenuta annualmente (millesimo) e il terreno l'impronta dei vini (imprinting).
 
I trattamenti bagnati vengono realizzati tramite irrorazione a basso volume per una migliore distribuzione del prodotto unicamente con rame (massimo 6 kg per ettaro per anno) e zolfo o tramite zolfo in polvere normale o ramato. Questi trattamenti agiscono solo per contatto, non essendo assorbiti dalla pianta, e devono essere ripetuti ad ogni pioggia e ciclicamente durante il periodo di vegetazione.
 
A completamento delle lavorazioni in vigna e cioè dove nasce un vino, in cantina si completa il ciclo con fermentazioni con lieviti autoctoni delle uve. Fermentazioni differenziate per varietà ed annata, fermentazioni mlolattiche naturali senza batteri, lunghe chiarifiche da 2 a 4 anni in botti grandi di età compresa tra i 5 e i 70 anni. Il tutto per non introdurre tannini, aromi o sapori che non siano delle uve. Secondo una tradizione di 4 generazioni.
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